Per richieste varie alla sottoscritta: non faccio scambio link e banner, vorrei che le richieste di "amicizia" e di "contatti" fossero accompagnate da presentazioni - grazie!



martedì 29 gennaio 2013

Varie -37

I miei ultimi acquisti di carta, quelli che vedete nella foto: "Il mostro che si sentiva solo" è un libro illustrato per "bambini", bellissimo (qui potete vedere una delle pagine), "Mappe e leggende - Avventure ai confini della lettura" è costituito da brevi articoli di Michael Chabon (autore del fondamentale "Le fantastiche avventure di Kavalier e Clay") su vari argomenti letterari, da James a "La strada", dalla "roba per ragazzini" (i fumetti) ai libri di Pullman. "Saga" è un volume a fumetti scritto da B.K. Vaughan (quello di Y, l'ultimo uomo e di Ex-Machina) e disegnato da Fiona Staples, e l'ho preso principalmente per i disegni della Staples, che non conoscevo (l'ho appena iniziato, non posso darne un giudizio adesso [edit: finito di leggere, molto divertente, consigliato]).

Un po' di link a post che parlano di ebook e eReader:

  • Sulla non-esplosione delle vendite di eReader, e su cosa si potrebbe fare per rilanciare la lettura digitale: qui, su Memoria Digitale.
  • Sulla concorrenza del tablet per la lettura degli ebook: qui, su Dei libri passati presenti e futuri.
  • Il futuro potrebbe essere lettura digitale su un device misto, con la presenza di due schermi in LCD ed eInk? Perlomeno un modello di smartphone (lo YotaPhone) ci prova.
  • E in un lontano futuro gli eReader forse li arrotoleremo come i papiri...
  • Sul prestito di ebook da parte delle biblioteche si parla da un po', la cosa presenta non poche difficoltà, comunque negli USA a quanto pare aprirà la Bibliotech, destinata a questo specifico compito.
Inoltre segnalo:


Ah, e grazie ai miei 150 iscritti al mio blog (l'ultimo si è aggiunto pochi giorni fa), e dato che ci sono anche ai 51 de i "Segni della fumettista curiosa" - quando ho aperto questo blog in particolare non pensavo avrei avuto così tante persone "al seguito".

lunedì 28 gennaio 2013

Ancora alieni

Un po' di studi a matita di alieni del mio vecchio ricorrente (abbandonato) progetto de "Lo straniero" - studi trovati in un blocco di carta i cui fogli sto usando per le matite del Nathan su cui sto lavorando; purtroppo ho finito i blocchi di carta leggera del Lidl, urge alternativa similare (carta poco costosa e leggera in formato A3 circa).
Questi disegni sono di qualche anno fa (5 o 6, credo). Qui trovate altri alieni.






lunedì 21 gennaio 2013

Consiglio musicale: "Decalogo+1", Lo Sconosciuto

Lo Sconosciuto: ovvero Federico Moi, amico musicista di cui ho parlato qui facendogli una breve intervista (l'occasione era l'uso di una sua canzone per il mio video "Vignetta inchiostrata con Manga Studio").
Dopo il progetto solista di "Evolve Or Die" Federico si è "evoluto" ulteriormente arrivando a pubblicare il suo album più maturo (e più bello, per me), "Decalogo+1". Anche qui il versatile Federico suona tutti gli strumenti, e canta con le sue diverse "quattro voci" (corrispondenti a 4 identità).


Prima di parlare di questo lavoro metto un po' di link per chi è interessato a farsi un'idea sul tipo di musica de Lo Sconosciuto: tutto l'album si può ascoltare su SoundCloud, comprare in mp3 su iTunes, oppure si può richiedere il cd direttamente a Federico Moi (losconosciuto1@gmail.com - 10€+ spese spedizione).
Al primo ascolto si può fare fatica a entrare in sintonia con alcune canzoni, mentre altre entrano subito nella testa con i loro echi pop/rock; al secondo ascolto invece si capiscono e si apprezzano meglio tutte le trame musicali, si ascoltano meglio le parole (qui Federico usa per la prima volta l'italiano), si percepisce meglio lo spirito paradossale, ironico, dolente che scorre lungo tutto l'album.
Ascoltando Identità mi sono chiesta se non fossi una di quelle persone che "tra mille e più caselle" finisce col "barrare sempre quelle" ("Personalizza la tua vita /non essere come /questa /canzone /che è uguale a mille /altre /con la strofa e il /ritornello /sempre uguale /sempre quello"). In Odio l'invettiva è rivolta a tutti, anche a se stesso, con parole apparentemente ciniche e desolate ("Oh Dio /Odio gli ottimisti / e i pessimisti / Che hanno entrambi /fiducia /in un mondo migliore"), mentre in Volare l'invettiva è mirata e piena di palese ironia (un pre-giudizio su Fabio Volo che in parte condivido - io però due minuti di una qualche trasmissione e qualche pagina di libro li ho analizzati, e quel poco mi è bastato).
Nella visione disincantata del nostro mondo di Federico si salva la fiducia nel rapporto con l'altro, perlomeno di quello che amiamo e rispettiamo, lo si sente nella quasi ballata/canzone d'amore di Tuedio (che mi ha anche commosso un po'), un rapporto che però non viene idealizzato, come si vede nella canzone Gelosia ("E gelo sia /tra di noi /solo perché /non sei sicura /del nostro amore", "Amare è dare /volere il bene /e non è avere / la pretesa /della proprietà").
Lo sai Baba è la canzone più ascoltata dell'album, quella che forse riassume bene quello che chiamo lato dolente di questo lavoro di Federico; io però amo in maniera particolare Libertà, che tratta un tema difficile, la morte. Non so se "la morte è la vera libertà", ma penso come Federico che "sarebbe /già meglio /non vivere /nell'angoscia /non vivere nel terrore /Di /qualcosa /che non /vivremo /noi non saremo lì /in quell'istante estremo", e che "Il vero /problema /rimane /per chi /resta in questo mondo /con l'angoscia della /perdita".
Amo molto anche Sciopero (con il suo accattivante ritmo elettro-pop), ma nel complesso in ogni canzone ho trovato dei motivi su cui riflettere, il che è davvero tanto per me che ascolto poca musica e per lo più senza esserne molto coinvolta.


Sulla ragione del titolo, sulla presenza delle diverse quattro voci elettroniche usate nelle varie canzoni, sulle sue influenze musicali Federico risponde così, brevemente:

Domanda:
Come nasce il progetto “Lo Sconosciuto”?
Risposta:
Il progetto Lo Sconosciuto nasce in maniera piuttosto casuale. Sulla base di un disegno infatti è nata l’idea della prima canzone (Lo sai Baba) e le altre sono venute da sé in pochissimo tempo. E’ il mio quarto progetto solista e il primo cantato in italiano. Direi che sono molto soddisfatto e che per ora non ho intenzione di smettere. Ho già pronte alcune canzoni per il prossimo disco.
D:
A proposito di Lo sai Baba?, ci puoi spiegare un po’ meglio questo strano titolo?
R:
Il titolo è un gioco di parole, cosa su cui ho sviluppato una quasi fissazione, tra SAI BABA, noto santone indiano, e il verbo “sapere”. Quindi nella canzone Baba è il personaggio al quale ci si rivolge ma il richiamo è al santone. E’ un po’ una specie di contrapposizione tra la dura realtà quotidiana espressa attraverso immagini più o meno forti e la presunta filosofia di vita positiva ed eterea di un qualunque santone o religioso, della loro spiritualità leggera e sognante.
D:
In questo disco colpisce l’uso della voce che viene manipolata dando vita addirittura a quattro personaggi diversi, così come specificato nel libretto allegato al cd. Ci spieghi un po’ meglio che significato ha per te questa cosa?
R:
Questa storia della voce mi ha creato non pochi problemi prima in sede di produzione del disco, da parte dei vari addetti ai lavori o semplici ascoltatori, sia ora in fase di promozione e di recensione da parte dei giornalisti. Prendo atto, essendo del tutto improduttivo negare l’evidenza, che questa cosa risulta una scelta “forte”, che divide, d’altra parte io volevo semplicemente mettere in bocca certe parole a dei personaggi allo scopo di amplificare il senso di quello che dico, in maniera ironica ma allo stesso tempo drammatica. E poi il rapporto con la mia voce cantante è sempre stato molto problematico (sto cercando ora con la preparazione del live di lavorarci per essere più professionale) e quindi inconsciamente c’è anche la volontà probabilmente di voler camuffare quello che verrebbe fuori naturalmente.
D:
Perché “Decalogo +1”?
Il titolo del disco prende spunto dal fatto che quasi ogni canzone del disco rappresenta un concetto ben preciso anche se affrontato in maniera obliqua da un punto di vista fuori dagli schemi (per questo per esempio libertà è una canzone sulla morte). Il “+1” è l’unica canzone che non segue questa regola e cioè appunto “Lo sai Baba?”.
D:
Ascoltando il disco vengono alla mente diverse possibili fonti di ispirazione. Ci puoi dire quali consideri i tuoi principali punti di riferimento soprattutto per quanto riguarda la musica italiana?
R:
Questo disco è innanzitutto debitore ad un maestro che reputo tra i più grandi in assoluto nel panorama musicale italiano moderno, e cioè Franco Battiato. La cosa bizzarra è che questa influenza che a priori poteva essere data per scontata mi si è rivelata a posteriori ben più importante di quanto avessi potuto supporre. Parlando poi in generale di musica italiana alcuni nomi di artisti che mi piacciono sono Trabant, Scisma, Altro, Moltheni, Hollowblue, One dimensional man, CCCP."

Ringrazio Federico Moi per la sua amicizia e per il suo album che mi è piaciuto davvero tanto, gli auguro di andare avanti così e di fare ancora tanta musica, per lui e per chi lo segue (e mi raccomando Federico nei concerti cerca di trovare "l'equilibrio" - tu sai a cosa mi riferisco!).

lunedì 14 gennaio 2013

Varie -36

Varie di fumetti:
Kristal, la piccola vedetta lombarda

  • il 17 gennaio a Venezia ci sarà un  grande incontro per presentare il libro di Laura Scarpa "Hugo Pratt - Le lezioni perdute", saranno presenti il giornalista Piero Zanotto, e poi Alberto Ongaro, Ivo Pavone, Stelio Fenzo, Lele Vianello, Guido Fuga.
  • Giorgio Pezzin lancia l'idea di un'Isola delle Storie dove poter fare approdare  fumettisti di ogni genere: l'unione fa la forza, specialmente in questi tempi difficili, sia per la crisi (di mercato e forse di idee) sia per i cambiamenti tecnologici in atto (che Giorgio segue con attenzione - qui la app che raccoglie i sui lavori convertiti in digitale, mentre qui potete trovare le sue opere anche in pdf o in epub senza passare per i device di Apple); poi ringrazio Giorgio per il lusinghiero post che parla del mio blog.
  •  Grégory Panaccione lo conosciamo in Italia grazie ad Animals, ma lavora soprattutto per il mercato francese - peccato, perché è bravissimo: qui in anteprima 30 tavole del suo prossimo albo, che non so se verrà pubblicato anche in Italia.
  • Giuseppe Palumbo ha disegnato diversi speciali per Diabolik, adesso esordisce per la prima volta anche nella serie regolare (e ne disegna una parte, un lungo flashback se non sbaglio).
  • illustrAutori parla dell'illustratrice Francesca Capellini, che conoscevo poco, e scopro così questa bella intervista.
  • Iniziano già a trovarsi in rete i primi tutorial su Manga Studio 5: meglio trovarsi preparati quando uscirà in estate il programma completo.
  • Fumettologicamente ci mostra il trailer del nuovo cortometraggio di Katsuhiro Otomo, Combustible.
E semplicemente varie:

  • Subito dopo aver scritto il mio precedente post sulle letture indiane mi sono imbattuta in questo blog: British Asian Mom, che oltre ad affrontare i temi generali dell'identità "British Asian" si sofferma sulle recenti vicende dello stupro della ragazza in India.
  • Non esistono solo i canili, ma anche i gattili: a Milano il Parco Canile ha prodotto un video per far conoscere la possibilità delle adozioni di gatti, che lì da loro sono circa 150. E ricordate anche che adesso è più facile viaggiare con i propri animali dalla Francia alla Gran Bretagna, e viceversa.
  • Un consiglio per un blog culturale che mi sembra interessante, 404: File Not Found.
  • La storia di Peter Linneroth, psicologo militare che si è ucciso dopo aver curato per anni soldati traumatizzati dalla guerra.
  • Un lungo ma interessante post di Jumpinshark che analizza il lavoro di Google Traduttore alle prese con "La pioggia nel pineto" di D'Annunzio.
  • Non ho idea se andrò a vedere "Cloud Atlas" (ma credo di no, se non altro perché non riesco proprio ad andare al cinema, l'ultima volta è stato un anno fa, credo), però questo articolo di Leonardo Tondelli mi ha perlomeno incuriosito (e devo ancora capire il significato di questa frase: "In certi momenti guardare Cloud Atlas è come sfogliare in piedi un fumetto in libreria: se non vi è mai capitato, forse è meglio che giriate alla larga").
  • Attivissimo parla della petizione alla Casa Bianca sulla Morte Nera, sottolineandone tutte le citazioni (e l'ironia); il Corriere sorvola sull'ironia e riporta la notizia come fosse una cosa normale.
  • Per disegnatori e possibili daltonici: Masayume consiglia questa specie di gioco/training (anche online) per mettere alla prova la nostra sensibilità ai colori.

sabato 12 gennaio 2013

Libri, India, incroci

Sono tornata da poco da una visita di qualche giorno dai miei genitori, che abitano a più di 600 km da me; di solito questi giorni di riposo li chiamo "vacanze" - e in effetti non ho fatto quasi nulla tranne che leggere molto (e disegnare qualche bozzettino su ciò che rimane della sceneggiatura del Nathan in lavorazione).
Armata del mio Kindle ho potuto passare il periodo di lettura più intenso dei miei ultimi anni, una vera goduria: ho finito di leggere tre ebook, in più sono in dirittura d'arrivo per il tomone dell'autobiografia di Salman Rushdie, "Joseph Anton", di cui avevo già letto le prime 80/90 pagine (in tutto il cartaceo ne vanta più di 600, io l'ho letto in ebook).
In "Joseph Anton" l'autore si racconta in terza persona - cosa che mi aveva lasciata un po' perplessa all'inizio - e il cardine del libro è naturalmente la vicenda della "fatwa" lanciata da Khomeini nel 1989, con tutto quel che ne conseguì per la vita dello scrittore.
Il linguaggio usato nel libro è molto piano, "normale", ma proprio questa non eccessiva "letterarietà" riesce a trasportare il lettore nella realtà della vita dell'autore, e se ne rimane avvinti: ed è molto interessante perché a partire dalla "fatwa" si innescano tutta una serie di problematiche sia politiche che culturali che io personalmente conoscevo solo in maniera superficiale, mentre qui sono esposte nel loro mutare nel tempo e soprattutto con il "dietro le quinte". Rushdie durante la sua battaglia per il principio della libertà di espressione (oltre che per la sua vita) incontra tutta una serie di personalità dei governi occidentali, scrittori, attori, cantanti, e così via - insomma, la lettura da una parte fa riflettere molto su temi importanti, dall'altra è piena di aneddoti a volte gustosi e divertenti - e questi comunque si alternano a momenti drammatici (come la morte del traduttore giapponese de "I versetti satanici" o il ferimento di quello italiano).
Ho sottolineato molte parti di questo libro, che spero di riportare in parte sul mio blog dei "Ritagli", ma qui voglio riportare un brano che mi ha ricordato un post recente di Luigi Bicco -  Rushdie scrive un'immaginaria lettera a un membro del consiglio delle moschee di Bradford che lo aveva attaccato duramente:
"[...] Sulle pagine dell’“Independent” lei ha sostenuto che un libro come I versi satanici e un film come Brian di Nazareth dovrebbero essere “rimossi dalla conoscenza pubblica” perché si fondano, cito, su “metodi sbagliati”. Certo, potrà trovare persone d’accordo con lei sul fatto che il mio romanzo non vale nulla; ma è quando attacca il Circo Volante dei Monty Python che, per usare il termine caro a Bertie Wooster, lei prende la sua cantonata. Quello stravagante circo e il suo lavoro sono amati da molti, e ogni tentativo di rimuoverli dalla conoscenza pubblica si scontrerà con un esercito di avversari armati di pappagalli morti, che avanzano con camminate strambe e intonano inni sul lato positivo della vita, e immagino conosca gli sketch cui faccio riferimento.[...]"

Quando ho preso il treno per il viaggio di ritorno ho pensato di prendere un numero di Internazionale, che ultimamente per ragioni varie leggo di rado; era ancora in edicola il numero speciale di "Storie" che di solito contiene articoli lunghi di reportage o narrativi. Per puro caso questo numero era costituito di storie scritte da autori indiani, selezionate da Chandrahas Choudhury, scrittore ed editor di narrativa e di poesia della rivista indiana The Caravan.
Chandrahas Choudhury nella sua prefazione spiega che ha cercato "di mettere insieme stili quanto più diversi tra loro per mostrare come l'autore indiano di narrativa sia innanzitutto - nella sua forma più libera - un autore indiano di narrativa. In altre parole, pur ispirandosi al mondo che lo circonda, genera il suo stile attingendo da influenze che non conoscono confini. Ai suoi occhi Calvino può contare più di Salman Rushdie. Per decifrare le menti degli abitanti di un villaggio, il realismo di Giovanni Verga può servirgli più del lavoro dei grandi realisti indiani".
Ecco, questa attenzione degli scrittori indiani verso la letteratura italiana mi ha un po' sorpreso - e c'è da dire che Calvino viene citato molto da Rushdie in Joseph Anton.
Comunque ho letto tre dei racconti di questa antologia, compreso il racconto scritto dallo stesso curatore, e non è che ne sia rimasta particolarmente colpita.
Come tradizione ci sono a corredo degli articoli illustrazioni di grandi autori come la Giandelli, la Ghermandi, Ricci, Ale & Ale, Fior, Gipi: di quest'ultimo sono presenti acquerelli molto belli, uno in particolare un po' diverso dal solito, a riprova di come Gipi sia sempre in ricerca di qualcosa di diverso - senza rivoluzionare lo stile, ma lentamente esplorando modi diversi del segno e del colore.

Tornata a casa ho trovato nella casella di posta un altro sconto per ebook da acquistare su Bookrepublic.it: ne avevo un paio che avevo messo nella lista desideri, ma mancava meno di un euro per arrivare alla cifra totale scontabile. Sfogliando il catalogo di Bookrepublic mi sono imbattuta nel libro "L'uomo che volle farsi re - I costruttori di ponti", di Rudyard Kipling: mi è sembrata una scelta adatta alla mia "settimana indiana"...




mercoledì 2 gennaio 2013

Due tavole dal Nathan in lavorazione (senza Nathan)

Da quando inchiostro le mie tavole in digitale le matite le disegno più velocemente e con meno precisione, gli aggiustamenti li faccio poi direttamente in Manga Studio (perché poi non è che ci metta meno tempo usando il computer nel mio lavoro, nel complesso).
Giorni fa un'amica (competente) mi è venuta a trovare e ha visto le tavole a matita del Nathan Never su cui sto lavorando; io le stavo spiegando che non erano granché perché ormai disegno sapendo che dopo cambierò diverse cose una volta importata la tavola in Manga Studio, e lei per tutta risposta mi ha detto: "continua a disegnare "di fretta" le matite in questo modo, che va bene così".
Continua così la mia impressione di non riuscire affatto a giudicare il mio lavoro, quello che mi sembra buono non lo è per gli altri e viceversa.
Queste due tavole (che potrebbero essere ulteriormente ritoccate o corrette) fanno parte di una storia di Nathan Never in due parti (scritta da Giovanni Eccher), quella interamente disegnata da me è la seconda; dovrebbe uscire a fine primavera o all'inizio dell'estate di questo 2013.
(cliccare sulle tavole per ingrandirle)

Copyright © immagini Sergio Bonelli Editore